Tra Vicenza e Verona esiste un territorio del vino che molti attraversano senza fermarsi. Eppure, sotto queste colline si nasconde un’origine vulcanica che ancora oggi influenza il carattere dei vini e il paesaggio stesso. Gambellara non ha la notorietà del Soave né l’enoturismo costruito di altre zone vinicole italiane, ma è proprio questa sua dimensione più autentica e meno artificiale a renderla così interessante.

Qui il vino non è stato trasformato in scenografia. Gambellara resta una realtà agricola concreta, dove il rapporto tra produttore, territorio e visitatore è ancora diretto. Arrivando in paese, la prima immagine che colpisce sono le colline interamente ricoperte da vigneti allevati a pergola vicentina, una forma tradizionale che qui definisce il paesaggio quasi quanto il vino stesso. Entrando nelle vigne di collina emergono invece le tracce più profonde del territorio: pietre basaltiche nere, terreni vulcanici e pareti rocciose che raccontano un passato fatto di antiche eruzioni. Dai punti panoramici più alti si percepisce chiaramente l’origine vulcanica di queste colline, modellate nel tempo da lave e basalti che ancora oggi influenzano il carattere dei vini. Il luogo simbolo di questa connessione è la chiesetta di San Marco che sorge sopra l’antica cava basaltica, oggi trasformata nel Parco San Marco, dove sono ancora visibili resti delle formazioni colonnari di basalto.

A Gambellara il terreno vulcanico non è soltanto un dettaglio geologico: è parte della vita quotidiana. Le pietre nere affiorano nei vigneti, lungo i sentieri e persino negli edifici storici costruiti, un tempo, utilizzando proprio le rocce trovate sul territorio. È una presenza continua che finisce inevitabilmente anche nel vino. La Garganega qui assume un profilo diverso rispetto ad altre zone vicine: vini più tesi, sapidi, verticali, spesso attraversati da note minerali e leggere sfumature idrocarburiche nelle interpretazioni più estreme. Non sono bianchi costruiti per piacere subito. Richiedono attenzione, ma proprio per questo riescono spesso a sorprendere chi li scopre senza aspettative. In un Veneto dominato da denominazioni più famose, Gambellara può essere considerata una delle sorprese più sottovalutate del vino veneto: un territorio meno conosciuto che riesce ancora a stupire proprio perché non è stato omologato.
Vale la pena visitare Gambellara e le sue cantine? Sì, ma con lo spirito giusto. Qui non bisogna aspettarsi l’enoturismo perfettamente organizzato di alcune zone della Toscana o delle Langhe. Gambellara funziona in modo diverso: più contadina, familiare e conviviale. Chi arriva qui spesso cerca semplicemente del vino. Quello che trova, invece, è un territorio che conserva ancora un’identità agricola concreta, sempre più rara da incontrare nelle grandi destinazioni enoturistiche. Le visite nascono spesso dal contatto diretto con i produttori, tra vigne, colline vulcaniche e piccoli paesi dove il vino fa ancora parte della quotidianità. Non è una zona che prova a impressionare subito, ma proprio questa sua dimensione spontanea e poco costruita riesce a lasciare il segno in chi cerca un rapporto più sincero con il vino e con il luogo da cui nasce.

